Quando il degrado diventa normale
Ci sono luoghi che smettiamo di guardare. Non perché siano cambiati, ma perché ci siamo abituati a vederli così.
Un water abbandonato in campagna. Lattine, plastica e rifiuti ai margini delle strade. Un casello semiabbandonato. Una pineta a pochi passi dal mare trasformata, in alcuni punti, in un luogo dove lasciare ciò di cui ci si vuole liberare.
Sono immagini diverse, ma raccontano qualcosa di molto simile: il degrado che rischiamo di considerare normale.
La domanda, allora, non è soltanto perché certi luoghi vengano abbandonati all’incuria. È anche un’altra: quando abbiamo cominciato a considerare normale tutto questo?
L’abitudine è una forma di rassegnazione?
C’è qualcosa di particolarmente preoccupante nel degrado che persiste nel tempo. Non è soltanto ciò che vediamo, ma il modo in cui impariamo a conviverci.
Un rifiuto abbandonato provoca indignazione. Dieci rifiuti diventano una discarica. Una discarica che resta lì per mesi rischia di trasformarsi, ai nostri occhi, in una caratteristica del luogo. E così ciò che dovrebbe essere inaccettabile diventa familiare.